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RFId
in Italia, fra tecnologia e creatività
23-04-2004
- fonte
DATACollection
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La
RFId in Italia è una realtà dalle solide basi e
con ottime prospettive di crescita: a questa
conclusione giungiamo dopo averne discusso con
Massimo Damiani.
Nata
nel 1987 nel settore IT, come distributrice di
prodotti hardware e come software house,
principalmente per soluzioni gestionali, Softwork
Srl è attiva da alcuni anni nel campo della
RFId, ed è attualmente uno dei soggetti più
rilevanti nel panorama nazionale. È rivenditore di
una gamma praticamente completa di tag attivi e
passivi, antenne e dispositivi di lettura/scrittura,
e tra l’altro, è distributore esclusivo nazionale
dei prodotti della tedesca FEIG
Electronic GmbH. In questa intervista a DATACollection,
Massimo Damiani, il responsabile della società, ci
aiuta ad arginare il fiume di parole che sta
scorrendo intorno a noi a proposito della RFId,
dandoci un quadro reale della situazione in Italia.
Dalle previsioni si è passati quindi ai risultati,
dalla definizione di possibili campi applicativi
all’elenco delle implementazioni realizzate. E
tutto questo, con l’idea che ciò che andrà a
crescere non saranno tanto – o solo – i volumi
delle vendite, ma gli stessi campi di applicazione,
gli stessi attori coinvolti. La RFId in pratica non
è solo una tecnologia diversa da quella del codice
a barre, ma ha l’evidente facoltà di allargare il
mercato dell’identificazione automatica e raccolta
dati, sia come utenti che come fornitori.
Si
può quindi parlare di un mercato RFId in Italia?
"Certamente: il mercato italiano è molto
promettente ed è caratterizzato non solo da scarsa
concorrenza, ma anche, e purtroppo, da scarsa
conoscenza, anche da parte degli stessi addetti ai
lavori, come società di informatica e system
integrator, che mostrano una vera e propria sete di
informazioni. Lo si vede anche dal numero crescente
di eventi organizzati sull’argomento, un chiaro
segnale di questa esigenza. Eventi che servono ad
andare più in profondità, poiché di notizie
superficiali ne girano fin troppe. Ma i segnali di
vitalità del mercato sono anche di ben altra
natura: noi ad esempio lo vediamo dalle vendite!
Nell’ultimo mese abbiamo infatti triplicato gli
ordinativi a Feig; e siamo obbligati a rivedere
continuamente i budget con la Germania. Gli accessi
al nostro sito www.rf-id.it crescono di circa il
20-25% al mese. La stessa percentuale di crescita
prevista per il mercato RFId, secondo tante fonti. E
che in Italia – è la nostra impressione –
potrebbe essere anche più alta!"
Softwork nasce come società
informatica, come rivenditore di hardware e
software. Che cosa vi ha spinto ad abbandonare il
vostro settore per la RFId? E perché, secondo voi,
tutto questo interesse per questa tecnologia?
"Come rivenditori di hardware, abbiamo
attraversato tutte le fasi del mercato, scontrandoci
infine con i problemi tipici di questo mondo: la
rapida obsolescenza delle tecnologie,
l’assottigliarsi inarrestabile dei margini.
D’altro canto, come system integrator e software
house, oltre allo sviluppo di software gestionale,
abbiamo elaborato un nostro pacchetto dedicato alla
produzione e alla logistica: da qui, il nostro
coinvolgimento nell’identificazione automatica con
la tradizionale tecnologia del codice a barre. Poi,
quattro anni or sono, ci siamo trovati di fronte ad
una situazione in cui il codice a barre non poteva
funzionare (è il caso del Tappetificio Radici,
descritto nel box). Così abbiamo proposto
l’utilizzo della RFId, finendo noi stessi per
entusiasmarci per questa tecnologia; abbandonando
praticamente tutte le altre attività. Oggi, la RFId
è il nostro principale interesse; abbiamo ancora
alcuni clienti di software gestionale, con cui non
possiamo certamente interrompere i rapporti. Con la
rivendita di hardware invece abbiamo chiuso del
tutto: la RFId è ben diversa, molto più
interessante ed è anche molto divertente… Ciò
che più ci ha colpito della RFId sono le sue
peculiarità intrinseche, le sue potenzialità.
Quello che la rende non tanto un concorrente del
codice a barre, ma una reale alternativa
tecnologica. Si pensi ad esempio alle possibilità
di anticontraffazione di un tag passivo, con il suo
numero di serie incancellabile, annegato in un case
in resina per il tracciamento del prodotto, dalla
produzione stessa fino al suo utilizzo. È da queste
peculiarità che nasce l’interesse generale per
questa tecnologia. Da un semplice puntatore, che non
è altro che un numero se non viene messo in
relazione con il proprio database, a uno strumento
dalle ben più ampie potenzialità. Ed essendo un
prodotto più complesso del codice a barre, non può
che essere venduto a progetti, a soluzioni, mediante
system integrator di livello adeguato".
E Softwork intende proporsi
come system integrator?
"No, l’intenzione di Softwork, la sua
strategia, che ora viene premiata dallo stesso
mercato, è stata quella di passare da system
integrator (come eravamo prima, nell’informatica)
a partner tecnologici e distributori a valore
aggiunto. Quindi all'interno di una rete di partner.
Perché? Innanzitutto oggi il mercato è molto
vasto, la tecnologia è orizzontale e può
applicarsi ovunque, anche dove non l’abbiamo
ancora vista finora. Se si affronta il mercato da
system integrator, ci si deve inevitabilmente
specializzare, verticalizzare in una sola e
determinata applicazione. Non puoi essere capace di
fare tutto; non è possibile avere software
applicativo per tutti i settori. Il system
integrator matura una competenza unica, e non
potrebbe farlo in più di un settore. L'alternativa
è quella di specializzarsi non sull’applicazione,
ma sulla tecnologia, rimanendo a supporto di tutti i
canali distributivi specializzati. Ecco il senso
della nostra Work-Tag®
partnership.
A monte, siamo distributori nazionali di Feig
Electronics, ma, occupandoci di tutta la RFId, è
ovvio che dobbiamo ricorrere anche ad altri
fornitori: d'altronde, la Feig non fa transponder;
fa solo apparati di un certo tipo. A valle, abbiamo
oggi ben 45 partner specializzati, iscritti nel
nostro programma ufficiale. Solo in certi casi
intendiamo rimanere noi stessi dei system integrator".
In quali casi? Non entrate
di conseguenza in conflitto con i vostri partner?
"Intendiamo rimanere system integrator per
alcuni clienti particolari, ad esempio se
l’applicazione è ancora da estendere e da
approfondire; in questo modo, tra l’altro, non
perdiamo una cosa preziosissima, cioè il contatto
diretto con l’utenza e con le sue esigenze, e
rimaniamo noi stessi una fonte di informazioni
sull’applicabilità di determinati sistemi. In
ogni caso il rapporto con i nostri partner è sempre
trasparente, tanto che il conflitto è previsto e
gestito da contratto. Al momento dell'accordo, i
partner stessi ci rendono noti i propri clienti; e
non temono una nostra sovrapposizione perché sanno
che è contro il nostro interesse. La decisione di
chi acquisirà il cliente viene presa insieme: si
evita il conflitto non tanto dividendosi i territori
(il che è superato dai tempi, e non risolve il
conflitto fra attori di una stessa zona), piuttosto
cercando di non far convergere delle società che
facciano lo stesso tipo di applicazioni. Non tanto
quindi esclusive territoriali, quanto per settori
applicativi. Il rapporto reciproco prevede, da parte
nostra, la fornitura dei prodotti, una formazione
continua dal punto di vista tecnico e un adeguato
supporto commerciale, e da parte loro, l’impegno
ad utilizzare determinati materiali. In questo modo
si crea una vera catena del valore, dalla quale
tutti gli attori possono trarre beneficio. Non si può
possedere l’intera catena del valore: essa va
condivisa poiché, tutto sommato, l'unione fa la
forza! E la nostra, è diventata una sorta di
"cooperativa" della RFId. Anche per questo
pensiamo di arrivare a 70 partner entro la fine
dell’anno".
Quali sono i settori
applicativi di maggior diffusione della RFId in
Italia? Dove vengono vendute le vostre soluzioni?
"Certamente, oggi, non per tracciare i singoli
prodotti a basso costo nella grande distribuzione in
quanto il costo dei tag risulta ancora eccessivo;
semmai per la GDO l’utilizzo delle tecnologie RFId
possono dare immediati vantaggi nei settori della
logistica, della Supply Chain Management e nel
Marketing. Per quanto riguarda il costo del tag,
consideriamo la questione da un altro punto di
vista: non tanto a come abbassare il costo, quanto a
come poter utilizzare i tag perché tali costi siano
coperti. Se viene utilizzato solo nella produzione,
ad esempio, non è detto che il tag si paghi; ma se
si comincia a ipotizzare un progetto di filiera,
anche un tag del costo di un euro, o di 80-60
centesimi, si ripaga abbondantemente. Dato che non
sarà così facile cambiare i procedimenti di
produzione per diminuire i costi, l’unica cosa da
fare è rivolgersi a settori in grado di
supportarli. Con due ipotesi: se si tratta di tag
riutilizzabili, il loro costo è giustificato come
infrastruttura IT, e non più come materiale di
consumo (pensiamo ad applicazioni come noleggi,
prestito libri, asset management); se si tratta di
tag a perdere, il costo è reso accettabile e
giustificato dalle più ampie informazioni
disponibili a bordo e dal valore aggiunto che ne
consegue. Parliamo ad esempio dei prodotti
alimentari a Marchio protetto, per arrivare a
liquori, profumi, gioielli, per un totale di almeno
un centinaio di progetti, per quanto ci riguarda, ai
nastri di partenza. Non c’è la sola
anticontraffazione a giustificare l’utilizzo del
tag sul prodotto, ma un intero mondo di valore
aggiunto che nasce dalla possibilità di aggiornare
la memoria via via, e dalla possibilità di
utilizzare il tag anche in modalità del tutto
inedite rispetto al barcode. Solo la fantasia può
elencarle tutte: data in mano a uomini di marketing,
questa tecnologia può arrivare ovunque e generare
soluzioni difficilmente realizzabili con altri
sistemi. Ma soprattutto, è l'ultimo anello del
wireless, quindi in piena sintonia con i tempi.
L'informatica ha sempre avuto questo andamento
pendolare, tra centralizzazione e distribuzione.
Ora, siamo al massimo della polverizzazione delle
informazioni, che diventano disponibili in qualsiasi
luogo. Il tag con memoria è il massimo del wireless.
Le cose intelligenti, non l'Internet delle cose. È
qui che ci sono, oggi, le maggiori opportunità di
business reale. E poi, sentiamo un enorme interesse
per la RFId in applicazioni di tracciabilità da
parte del settore agroalimentare, in vista della
scadenza del primo gennaio 2005".
Ma esiste veramente questa
relazione? Di associare "tracciabilità"
ad "RFId" nell’agroalimentare?
"Chiaramente non c'è un legame necessario: la
RFId è una delle tecnologie possibili, e tutto si
può fare anche con il barcode, ma con la RFId si
possono ottenere delle cose in più. La RFId è
intrinsecamente tracciante, in quanto segue il
prodotto sempre; ed è intrinsecamente adatta alla
filiera, perché è in un contesto del genere che
trova il miglior rapporto costi/benefici. Al
contrario, la mia opinione è che, se il settore
agroalimentare è in ritardo con le tradizionali
tecnologie di identificazione, è nella situazione
giusta per fare il salto al nuovo. Giusto per fare
un paragone, alcuni dei paesi più avanzati con le
nuove tecnologie sono quelli che per ultimi si sono
accostati a queste, pensiamo alle fibre ottiche nei
paesi in via di sviluppo, o ai telefonini GSM in
Cina. Per questo, ma anche per altri motivi, ritengo
che oggi l'Italia sia in una posizione di eccellenza
per quanto riguarda lo sviluppo della RFId. Perché
la RFId è così innovativa, che possiamo applicarla
ben al di fuori della supply chain dando il meglio
della nostra fantasia.
Non
si fa che pensare, nel mondo, alla grande
distribuzione: solo gli italiani stanno pensando a
cose diverse, e più innovative, con prodotti che
nessuno ha ancora progettato. Ad esempio noi abbiamo
anche progettato e prodotto, su tecnologia Feig, il
nuovo lettore RFId manuale con connettività
Bluetooth, unico prodotto esistente di
questo tipo (vedi foto). In questo modo può
diventare tutto wireless: dall'oggetto al lettore
(via RFId), dal lettore all’host (via Bluetooth),
dall'host alla banca dati centrale (Wi-Fi, GPS, GPRS
o UMTS). E Bluetooth può stabilire la connessione
fra il lettore e qualsiasi terminale, scelto quindi
in base alle proprie reali esigenze, qualunque sia
l'interfaccia e il sistema operativo. Concludo
citando, come caso di creatività progettuale, una
tesi di laurea, di cui sono correlatore, che propone
un sistema RFId per i non vedenti. Il prodotto nuovo
è un guanto dotato di modulo di lettura RFId e di
connettività Bluetooth, connesso con un auricolare
e con il palmare contenente tutte le informazioni. E
come questa, ci sono veramente tante applicazioni
capaci di dare un ritorno vero, per le quali la RFId
costituisce un investimento più che adeguato".
Due
esempi concreti: Tappetificio Radici e Clothing
Company (Belstaff)
Il
Tappetificio Nazionale Radici di Cazzano S. Andrea
(Bergamo), noto per il marchio Sit-in, è una delle
società più significative in Italia e nel mondo
nella produzione di tappeti e moquette. La soluzione
implementata per la gestione del magazzino nasceva
da esigenze veramente particolari, che non potevano
essere soddisfatte dal solo utilizzo del codice a
barre. Scaffali alti fino a nove metri, scarsa
illuminazione, impossibilità di effettuare la
scansione rimanendo a bordo dei carrelli: questi i
problemi principali da risolvere. Per questo sono
stati scelti tag passivi read/write, rivestiti di
materiale plastico e riutilizzabili, che sono stati
apposti direttamente sui rotoli di moquette, tramite
un sistema appositamente studiato per questo tipo di
materiali. Sui muletti vi sono dei terminali
portatili robusti con ampio touch screen, connessi
tramite interfaccia RS-232 ai controller per la
lettura/scrittura RFId; a questi, sono connesse le
antenne per la rilevazione automatica dei
transponder, opportunamente posizionate sui muletti
in diretta corrispondenza dell’asta di
sollevamento dei rotoli di moquette. I terminali
comunicano con il sistema informativo aziendale
tramite rete wireless a 11 Mbit IEEE 802.11b, con
otto access point che assicurano copertura su tutto
il magazzino. Per quanto riguarda Belstaff (un
marchio della Clothing Company, di Mogliano Veneto)
la RFId parte dal fine linea. È stato attrezzato un
nastro trasportatore per il picking quindi per la
preparazione della merce per la spedizione e
l'inscatolamento. Su questo, un varco riconosce
contemporaneamente tutti i prodotti all'interno
della scatola, e un ulteriore controllo segnala se
non vi è qualcosa in più. Il tunnel di lettura,
grazie ad opportune configurazioni di antenne,
garantisce il 100% di letture corrette.
L'applicazione si limita oggi ai capi stesi, ma sarà
presto estesa a scarpe e altri prodotti della società,
con funzioni di anticontraffazione e certificato di
autenticità. E per superare le questioni della
privacy, il tag è posto sull’etichetta esterna
del capo, quella che viene rimossa
dall’acquirente.
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