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Standard
RFId per la logistica: la situazione attuale
24-02-2004
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DATACollection
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Gli
standard RFId per la logistica, sviluppati dalla
comunità internazionale, si possono suddividere in
standard tecnologici, standard di dati, standard di
utilizzo, norme giuridiche e standard ulteriori. A
fianco di questi, l’Auto-ID Center del
Massachussets Institute of Technology sviluppa la
rete EPC, che vorrebbe divenire parimenti uno
standard aperto. Dato l’elevato numero di standard
esistenti, potremo fare, nell’articolo che segue,
solo degli accenni ai singoli elaborati.
Standard
tecnologici
Gli
standard tecnologici descrivono le basi tecniche di
un sistema RFId. Essi definiscono frequenze, velocità
di trasmissione, tempistiche, codifiche, protocolli
e sistemi anticollisione. Gli standard
internazionali sono elaborati da comitati ISO/IEC.
Il comitato ISO/IEC JTC SC 31 si occupa degli
standard riguardanti la identificazione automatica e
la raccolta dati. Al suo interno, il gruppo di
lavoro 4 si occupa dell’item management. Lo
standard 15693, “Contactless integrated circuit
cards”, è stato creato dal gruppo di lavoro 8 di
SC 17. Questo standard costituisce la base di molti
prodotti smart label e anche dello standard 18000-3
Mode A. Gli standard tecnologici sono strutturati
per bande di frequenza. Gli standard della serie
18000 hanno carattere cogente. Per valutare se un
certo prodotto corrisponde alla norma sono necessari
metodi di prova unificati. Questi metodi di prova
sono descritti in rapporti separati (Technical
reports). Descrivono procedure di misura di intensità
di campo, livelli di modulazione, portate e tempi di
elaborazione. Oltre alla conformità, un altro
criterio importante è l’efficacia, come per
esempio la distanza di scrittura/lettura. I metodi
di misura delle caratteristiche dei prodotti che
obbediscono agli standard 18000 sono documentati
nella norma 18046.
Standard
dei dati
Questi elaborati descrivono diversi aspetti
dell’organizzazione dei dati e sono per lo più
indipendenti dalla tecnologia. Attualmente si sta
lavorando sui progetti “Unique Identifier”,
“Data Protocol”, “Application Programmer
Interface” ed “Elementary Tag”.
Lo standard 15963 si occupa dell’argomento
“Unique Identifier”. In esso sono descritte
possibilità di utilizzo e di realizzazione di
numeri identificativi univoci per transponder.
Numeri di identificazione univoci costituiscono una
possibilità di organizzazione dei dati. Agiscono da
puntatori di indirizzamento per i dati appartenenti
al transponder o rispettivamente dei corrispondenti
prodotti cui il transponder si riferisce. I dati del
prodotto stesso non devono necessariamente essere
residenti nel transponder ma possono trovarsi in una
base dati. Un compito importante dello standard è
stabilire come viene realizzata l’univocità dei
numeri. I transponder, e con essi i numeri che si
portano dietro, vengono prodotti da differenti
aziende od organizzazioni e portati sul mercato. Una
univocità è possibile solamente se tutti i
produttori danno via i numeri secondo uno stesso
schema. Lo standard ISO/IEC 15963 descrive un tale
schema. Secondo lo standard 15963 un numero
identificativo permanente è composto da 3 parti.
La “Allocation Class” prevede attualmente 4
differenti metodi di allocazione. Per ognuna delle 4
classi esiste una centrale di registrazione, che
definisce per la propria classe lo schema di
emissione dei numeri.
ISO/IEC 7816 è utilizzato per le numerazioni delle
chip card, ISO 14816 per le numerazioni dei
container ed applicazioni di trasporto, EAN.UCC per
le applicazioni corrispondenti e INCITS 256 per le
applicazioni curate da ANSI INCITS. È possibile
creare nuove classi.
Il trattamento dei dati memorizzati nei transponder
è descritto negli standard ISO/IEC 15961 e 15962.
Lo “Unique Identifier” è un componente del Data
Protocol. La figura mostra il settore di utilizzo
delle norme e il relativo collegamento agli standard
tecnologici.
Lo standard 15961 si occupa del trasferimento dei
dati da e alla unità di lettura. La descrizione dei
dati e delle funzioni avviene mediante ASN.1 (Abstract
Syntax Notation One). ASN.1 è uno standard
internazionale per la descrizione dei protocolli di
comunicazione. L’organizzazione e l’elaborazione
dei dati nel transponder è un tema trattato dallo
standard 15962. L’identificazione e l’indirizzamento
dei singoli elementi di dati avviene secondo regole
per oggetti.
Nel 2003, con lo standard ISO/IEC 19879, si è
intrapreso un nuovo progetto denominato
“Application Program Interface”. È già stata
fatta una proposta completa, basata sulla norma
americana ANSI NCITS T6 256 (Denominazione del
National Committee for Information Technology
Standardisation of the American National Standards
Institute). Il programma API offre al programma
utente diversi servizi per la lettura, scrittura e
modifica dei dati memorizzati nel transponder. I
servizi API utilizzano le funzioni descritte negli
standard tecnologici della serie 18000. Anche il
progetto “Elementary Tag”, da poco iniziato, può
essere considerato uno standard di dati. In un
“Technical Report” dovrà essere descritto come
si possano realizzare delle funzioni elementari di
transponder secondo la serie ISO 18000. In questo
caso il transponder contiene unicamente un
“Licence Plate”, per esempio un numero binario
di 64, 96 o 128 bit. Da un punto di vista funzionale
questo approccio è paragonabile al “Unique
Identifier” ed ai sistemi EPC.
Standard
APPLICATIVI
Gli standard applicativi hanno il compito di
raccomandare una determinata soluzione tecnica per
singole applicazioni o rispettivamente per un
settore di applicazioni. Di volta in volta viene
scelta la soluzione più adatta dalla moltitudine di
standard tecnologici o standard di dati disponibili.
I comitati ISO TC 104 (Freight Containers) ed ISO TC
122 (Shipping Labels, Product Packaging) si sono
riuniti in un gruppo di lavoro ISO TC 122/104 JWG
col nome “Supply Chain Applications of RFId”. Il
gruppo di lavoro si occupa delle specifiche per
l’utilizzo dei sistemi RFId nella Supply Chain e
ha a disposizione come supporto di lavoro gli
standard internazionali e nazionali già esistenti.
Un aspetto importante è la compatibilità verso il
codice a barre. Per quanto riguarda le tecnologie
RFId si farà riferimento alle norme ISO 18000 e
agli standard ANSI.
In Germania il VDI (Ordine degli Ingegneri, ndt) sta
elaborando, in collaborazione con l’università di
Dortmund, uno standard per l’utilizzo dei
transponder nell’industria tessile. I risultati
verranno pubblicati nella norma VDI 4472. È
prevista la pubblicazione di diverse specifiche.
La prima specifica si occupa dei sistemi RFId ad
alta frequenza (13,56 MHz) e verrà pubblicata nel
2004 come specifica base. Seguiranno ulteriori
specifiche per altre bande di frequenza. Verranno
trattati lo stato della tecnologia, le esigenze
applicative riguardanti i sistemi RFId, contenuti
dei dati e parametri specifici per vestiario.
In Germania il VDI (Ordine degli Ingegneri, ndt) sta
elaborando, in collaborazione con l’università di
Dortmund, uno standard per l’utilizzo dei
transponder nell’industria tessile. I risultati
verranno pubblicati nella norma VDI 4472. È
prevista la pubblicazione di diverse specifiche. La
prima specifica si occupa dei sistemi RFId ad alta
frequenza (13,56 MHz) e verrà pubblicata nel 2004
come specifica base. Seguiranno ulteriori specifiche
per altre bande di frequenza. Verranno trattati lo
stato della tecnologia, le esigenze applicative
riguardanti i sistemi RFId, contenuti dei dati e
parametri specifici per vestiario.
Altri
standard ISO
Vale la pena qui nominare ancora altri due standard
ISO. ISO 18001 è un rapporto riguardante le
esigenze applicative dei sistemi RFId. Sono ivi
contenute le risultanze di inchieste effettuate da
AIM, ANSI MH10/SC8 e dall’università di Dortmund.
Vengono inoltre valutati diversi aspetti tecnici di
sistemi RFId. Lo standard 19762 contiene una
raccolta di termini riguardanti il mondo
dell’identificazione automatica e raccolta dati.
Norme cogenti
A fianco delle norme volontarie esistono delle norme
cogenti, alle quali è sottoposto qualsiasi sistema
RFId. Valgono, come per ogni prodotto azionato da
energia elettrica, le norme abituali per evitare
p.es. il rischio di scosse elettriche e del fuoco.
Inoltre per i sistemi RFId acquisiscono un
particolare significato le norme che riguardano i
parametri di emissione radio elettrica e l’effetto
di campi elettromagnetici sugli esseri umani.
I sistemi RFId hanno diverse frequenze di
funzionamento. Le bande di frequenza sono
caratterizzate da proprietà tecniche differenti
quali portata, velocità di trasmissione e
penetrazione. Le bande di frequenza minori di 135
KHz e 13,56 MHz sono utilizzabili in tutto il mondo
in circostanze simili. Le altre bande si trovano
ancora in un processo di armonizzazione e devono
essere utilizzate con parametri radio RF differenti
a seconda dei paesi. In Germania valgono i parametri
RF fissati dalle norme EN “Sopportabilità
elettromagnetica e questioni inerenti allo spettro
RF (ERM); apparecchi RF a bassa portata (SRD)”.
La sicurezza nei campi elettromagnetici è un
argomento sempre più dibattuto al quale devono
sottoporsi anche i sistemi RFId. La commissione
internazionale per la salvaguardia da radiazioni non
ionizzanti ICNIRP dell’organizzazione mondiale
della sanità WHO, fissò nel 1998 valori limite per
l’effetto termico di campi elettromagnetici. In
base a questi valori limite vennero predisposti
degli standard tecnici, quali l’EN50357 o anche la
norma BGV B11 delle leggi per la sicurezza e salute
sul lavoro. Nelle norme si distingue fra valori
limite di base e valori limite derivati. I valori
limite di base fanno riferimento direttamente agli
effetti termici e sono misurati in W/Kg denominati
SAR (SAR=Spezifische Adsorptions Rate, tasso di
assorbimento specifico). I valori limite derivati,
sono più semplici da misurare, si riferiscono però
ad effetti indiretti. A causa dell’aumento
dell’esposizione delle persone a campi
elettromagnetici (p.es. UMTS, tecnologia digitale in
radio e televisione, pedaggi autostradali, sistemi
di identificazione e sistemi antitaccheggio) la
commissione tedesca per la protezione dalle
radiazioni ha promulgato nel aprile 2003 una
raccomandazione: "Nuove tecnologie (compreso
UMTS): protezione della popolazione da campi
elettromagnetici".
Da una parte vengono rafforzati i valori limite
esistenti e le raccomandazioni preventive,
dall’altra vengono espresse raccomandazioni che
vanno oltre. Fra l’altro si raccomanda di
minimizzare comunque l’esposizione, di documentare
l’esposizione nell’informazione sul prodotto, e
di tenere nella dovuta considerazione, se si
verifica, la contemporanea esposizione da parte di
più sorgenti. Per i sistemi RFId valgono i valori
limite specificati in EN 50357. Nel certificato di
conformità CEE deve essere documentato sia
l’osservanza dei valori limite che l’osservanza
delle altre norme.
Electronic
Product Code (EPC)
L’Auto-ID Center è stato fondato nel 1999 presso
il Massachussets Institute of Technology (MIT), dai
seguenti soci fondatori: Uniform Code Council, The
Gillette Company e Procter & Gamble.
Recentemente le attività sono state suddivise in
due organizzazioni: le ricerche saranno effettuate
dal laboratorio di ricerca Auto-ID Lab del MIT,
mentre la nuova organizzazione EPCglobal sarà
responsabile della vendita e della
standardizzazione, sotto la guida di EAN-UCC. La
rete ePC, sviluppata dall’Auto-ID Center in
collaborazione con gli oltre 100 sponsor, è
composta da diversi elementi.
1 Electronic Product Code (EPC)
L’Electronic
Product Code serve per l’identificazione univoca
del prodotto. Il codice si suddivide in più parti
che identificano univocamente il fornitore, il
prodotto, la versione e il numero seriale. L’EPC
è l’unica informazione memorizzata sul
transponder. In questo modo i costi del transponder
dovrebbero essere mantenuti bassi.
2
EPC transponder e lettore
Allo
stato attuale sono definite 3 air interface: due per
la banda UHF e una per la banda 13,56 MHz.
3
Object Name Service (ONS)
Una
rete globale aperta per la rintracciabilità delle
merci necessita di una speciale architettura di
rete. Dato che il transponder memorizza
esclusivamente l’EPC, è necessario l’Object
Name Service per indicare il link fra il prodotto e
il luogo di memorizzazione delle informazioni
relative a quel prodotto.
4
Physical Markup Language (PML)
Mediante
il Physical Markup Language vengono descritti gli
oggetti fisici, i prodotti e le informazioni al
contorno. PML può ad esempio descrivere: numeri EPC,
orario certificato, identificativo del lettore (EPC
lettore), dati barcode, dati di sensori come ad
esempio la temperatura. PML si basa sul diffuso
linguaggio XML. Insieme ad EPC ed ONS, PML
costituisce la base per la connessione automatica
delle informazioni al prodotto fisico. EPC
identifica il prodotto, PML lo descrive ed ONS
collega i due componenti.
5
Savant
Savant
è una tecnologia software per la gestione e
l’effettiva distribuzione dei dati EPC nelle reti.
Savant opera con un’architettura divisa e prende
in carico le seguenti funzioni: filtraggio, raccolta
e conteggio dei numeri di transponder,
preelaborazione dei dati, controllo dei lettori,
interfaccia ai sensori ed interfaccia ai programmi
utente.
Considerazione
finale
Come si è visto, diversi standard RFId sono
attualmente in fase di preparazione. Questi standard
trattano in parte lo stesso argomento, creando in
questo modo delle situazioni concorrenziali. Per
l’identificazione di persone e prodotti fino alla
distanza di 1 m, esiste lo standard ISO 15693.
Questo standard esiste dal 2001 e costituisce la
base dell’ISO 18000-3 A. Anche la definizione
dell’HF EPC (13,56 MHz) dell’Auto-ID Center è
stata derivata dall’ISO 15693, quindi esiste
quantomeno una compatibilità hardware. Prima che
degli standard UHF possano essere utilizzati in modo
sensato al di fuori degli USA, dovranno essere
adattate nei vari stati anche le norme RF. Questi
adattamenti sono attualmente in fase di normazione,
ma bisogna ancora attendere i risultati. Gli
standard ISO necessari per l’utilizzo pratico sono
già disponibili o saranno disponibili fra poco.
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